Chi siamo

 

La nostra storia

La Cooperativa della Comunità nasce a Bergamo nel 1975 da un gruppo di amici attenti ai fenomeni di emarginazione ed esclusione sociale. Grazie ai volontari, ai giovani in servizio civile a ad alcuni finanziatori prende in affitto un cascinale a Viadanica (BG) dove avvia le prime attività di accoglienza e lavoro; successivamente si trasferisce a Bergamo dove sviluppa gradualmente tutte le sue attività; di fatto è la prima Cooperativa ‘sociale onlus’ bergamasca, oggi di tipo B ai sensi della L. 381/91, che ha sperimentato percorsi di riabilitazione ed educativi attraverso l’occupazione in attività lavorative finalizzate al recupero sociale di giovani ed adulti socialmente svantaggiati, emarginati o in difficoltà; negli anni l’attenzione si è spostata anche verso gli inoccupati, gli espulsi dal mondo del lavoro, i rifugiati e le nuove forme di povertà.

Si evidenzia che l’avvio della cooperativa avviene ben cinque anni prima dell’approvazione della legge Basaglia, nota per le nuove forme di cura del disagio psichico; a Viadanica vengono accolti i primi soggetti che lasciano, dopo lunga degenza, la struttura neuropsichiatrica di Bergamo per sperimentare nuovi percorsi di vita. Il lavoro nei campi, l’allevamento di animali, le vacanze ai Colli di San Fermo insieme a gruppi di giovani, la convivenza autogestita sempre in stretto rapporto con i medici ed i volontari della Cooperativa, diventano i luoghi della riabilitazione sociale, se non di una vera e consapevole rinascita, per queste persone da tempo ai margini della società per le loro condizioni psico-fisiche.

Forti dei positivi risultati riconosciuti dalle strutture sanitarie, nel 1978 la Cooperativa si trasferisce in un cascinale sui colli di Bergamo, dove apre la prima comunità ergoterapeutica in città; due anni dopo apre la seconda comunità di accoglienza e lavoro alla vicina Madonna del Bosco e poco dopo avvia la terza comunità in un quartiere della città. Gli ospiti accolti, che provengono in prevalenza dal mondo del disagio psichico, dell’alcoolismo e della tossicodipendenza, sperimentano percorsi di vita comunitaria e di progressivo recupero delle capacità lavorative attraverso l’impegno nell’agricoltura e nei laboratori. Di fatto, con questi tre centri di accoglienza e per le relazioni intessute con il volontariato, le amministrazioni politiche e le strutture sociosanitarie, la Cooperativa diviene un significativo punto di riferimento in ambito provinciale e anche regionale per lo sviluppo di modelli e iniziative simili.

Quando agli inizi degli anni ’90 viene approvata la L. 381/91 e vengono emanati appositi regolamenti in materia di cooperazione sociale, alla Cooperativa viene riconosciuto l’enorme lavoro svolto dapprima in forma pioneristica e poi in modo sempre più professionale a servizio degli ultimi e delle fasce deboli della società.

Anno dopo anno le attività e le dimensioni crescono: le comunità, l’agricoltura biologica, la manutenzione del verde, il laboratorio di assemblaggio, la legatoria… e quindi gli spazi non bastano; pertanto la Cooperativa della Comunità decide di separare le attività, tenendo per sè l’ambito più legato alla produzione di servizi (sociale di tipo B) lasciando alla nuova costituita Cooperativa Biplano, di tipo A, la gestione delle comunità terapeutiche e l’agricoltura biologica. In seguito viene acquistata la sede di Stezzano, un cascinale del ’700 con del terreno intorno, dove trovano spazio la direzione, gli uffici amministrativi e tecnici, il magazzino e l’area dove sorgerà la struttura dedicata al settore del giardinaggio attualmente ospitato in un capannone in affitto nei pressi della sede.
Negli anni ’90 la Cooperativa ha promosso la costituzione del Consorzio provinciale Sol.Co. Bergamo e attualmente aderisce al Consorzio “Sol.Co. Città Aperta” di Bergamo, luogo di sviluppo di relazioni e politiche sociali per il territorio di competenza e di scambio, confronto e crescita per le consociate; inoltre aderisce alla rete di Federsolidarietà/Confcooperative Bergamo e interagisce strettamente, a titolo progettuale, con alcune realtà profit, associazioni umanitarie ed ambientaliste.

La Cooperativa della Comunità opera con professionalità, competenza e specializzazione nei settori della realizzazione e manutenzione del verde, della riforestazione ambientale, della custodia parchi e della realizzazione di bio-piscine utilizzando il marchio ComunitàVerde, delle pulizie e sanificazioni ambientali con il marchio PiùPulito, della vendita e manutenzione di attrezzature per parchi e giardini con il marchio MagoLibero e dell’educazione ambientale con il marchio AccroBranche. Le squadre di lavoro sono composte da personale normodotato con diversi livelli di specializzazione e da persone con certificazione di svantaggio o in situazione di disagio sociale.

“Crederli persone inutili, asociali, da segregare dentro un manicomio e non invece persone abbandonate o lasciate andare alla deriva della propria dignità, senza una possibilità, una speranza, un aiuto, è stato per me un pensiero costante: al mondo civile chiedevano soltanto un po’ di spazio ove poter essere ancora uomini.” Giorgio L., socio fondatore e volontario

La nostra missione

L’orientamento strategico e la mission della Cooperativa ci consentono di considerare, quali elementi prioritari di coesione, una mappa di valori, tra cui: la centralità della persona, l’orientamento etico dell’impresa, la visione di una imprenditorialità che consenta alla persona di sentirsi portatrice di una cultura nuova e di valori economici compatibili e sostenibili, la democrazia partecipativa, l’etica della solidarietà, il pluralismo e il riconoscimento della diversità come risorsa, il benessere sociale.

Questo è il nostro lavoro, che crediamo essere ‘un buon lavoro’ perché fornisce servizi e beni alla collettività, ma insieme è un forte segno di giustizia sociale e di ricomposizione sociale poiché crediamo in un’economia nella quale le varie attività svolte nel mercato sempre più concorrenziale, l’utilizzo dei capitali e del tempo, il legame con altre imprese sociali sono visti come strumenti per una cultura del lavoro in cui prevale il bene collettivo e segna la diversità con il mondo del puro profitto che crea disuguaglianze ed emarginazione.

 

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